
La crisi di mezza età’: Cos’è veramente?
Le ricerche effettuate sui dati provenienti da paesi sviluppati (tra cui Inghilterra Stai Uniti, Francia, Australia) ci dicono che le persone di mezza età hanno una probabilità sproporzionatamente maggiore di soffrire di depressione, di diventare dipendenti dall’alcol, di avere difficoltà a dormire e di manifestare altri disturbi da stress.

Gli adulti tra i 40 e i 50 anni riferiscono inoltre di avere difficoltà a concentrarsi, di essere inclini a dimenticare le cose, hanno maggiore probabilità di soffrire di emicrania e di sentirsi più sopraffatti dal lavoro (The Mid-life crisis – Giuntella O, McManus S, Mujcic R, Oswald A, 2022) https://www.researchgate.net/publication/365396832_The_Midlife_Crisis.
Tutti i parametri misurati hanno seguito un andamento costante, con un picco tra la fine dei 40 e l’inizio dei 50 anni.
Sorprendentemente i dati mostrano che le persone di mezza età hanno il doppio della probabilità di essere depresse rispetto a chi ha meno di 25 anni e più di 65 anni.
La Crisi di mezza età non è una patologia
In realtà la crisi di mezza età non esiste come patologia. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentale (DSM) dell’American Psychiatric Association non riporta questo disturbo in nessuna classificazione.
E allora, di cosa si tratta?
I ricercatori fanno ipotesi diverse su che cosa costituisca una crisi di mezza età.
Lo psicoanalista Elliot Jacques e altri, negli anni 60 del secolo scorso, hanno rilevato che il fenomeno tendeva a presentarsi nelle persone che non avevano ancora raggiunto i risultati che ritenevano di dover raggiungere.
Jacques riteneva che le crisi di mezza età colpisse di più quelle persone che nel mezzo dell’età non avevano raggiunto quegli obiettivi che culturalmente erano considerati positivi e soddisfacenti (es. matrimonio, figli, successo professionale).
Sarebbero le aspettative della società nei confronti delle persone ad esporre ai tratti distintivi della crisi di mezza età. Le persone che ad una certa età non avevano ancora raggiunto gli obiettivi ritenuti positivi e di successo dalla società, secondo Jacques erano quelle più a rischio di crisi.
Negli ultimi decenni molte cose sono cambiate. Il modello di vita prima prevedeva di crearsi una famiglia, di concepire figli in giovane età, di realizzare un lavoro stabile e redditizio.
Tutto questo non c’è più. Tutto è molto più elastico e aperto alle scelte personali. Il lavoro stabile e fisso non è più un obiettivo realistico e il concetto di successo lavorativo è molto più flessibile.
Possiamo scegliere, plasmare, cambiare il tipo di vita. La coppia e la famiglia sono scelte personali e flessibili nelle forme e anche nel tempo. Sono sempre meno le persone che si sposano, che hanno figli in giovane età e che hanno lavori della durata decennale.
Quello che viviamo nella mezza età (tra i 40 e i 60 anni) certamente richiede una diversa chiave di lettura.
Può essere un periodo impegnativo e difficile ma può anche essere un importante momento di crescita e di scoperta di sé.
Apertura verso il nuovo
Uno studio del 2016 pubblicato sull’International Journal of Behavioral Development ha rilevato un lato positivo della crisi di mezza età: la curiosità.
Le persone che stavano attraversando una crisi, che si trattasse di mezza età o di un quarto di vita, sperimentavano una maggiore curiosità verso se stessi e verso il mondo circostante.
L’angoscia e le incertezze portavano ad un’apertura verso nuove idee, che potrebbero portare a intuizioni e soluzioni creative. Potrebbero quindi aprire la strada a nuove opportunità.
In questo senso, la crisi di mezza età avrebbe una funzione, essere il passaggio verso qualcosa di positivo.
Nella crisi di mezza età, sull’insorgenza e sul decorso, entrano in gioco molti fattori personali. Tra questi ne evidenzio alcuni:
- Condizionamento di false credenze. Viviamo in una società in cui è diffusa la convinzione che la parte migliore della vita sia la giovinezza. Questa credenza può avere un peso, può influenzare il vissuto del presente e del futuro. Nella mezza età, intorno ai 40 – 45 anni, si potrebbe pensare che la vita peggiori, che la parte migliore sia già vissuta.
- Ricerca di Consapevolezza del presente. Nella parte centrale della vita si può fare un bilancio, si può fare il punto della situazione personale, delle scelte già fatte, di ciò che è soddisfacente e di ciò che non lo è. Questo processo interno spesso è impegnativo perché implica il superamento delle ambizioni e delle speranze giovanili, con la consapevolezza che certi obiettivi sentimentali e professionali non sono più raggiungibili.
- Cambiamento e perdita delle relazioni. Per molte persone la mezza età è un periodo in cui le relazioni e i ruoli cambiano. Alcuni potrebbero trovarsi ad affrontare una separazione di coppia. Altri potrebbero affrontare la malattia o la morte dei genitori. Altri ancora potrebbero vivere la crescita dei figli e la loro separazione dal nucleo famigliare. Potremmo anche trovarci a vivere contemporaneamente più situazioni di questo genere.
Alla luce di tutto ciò la mezza età è una fase rilevante e impegnativa della vita che tende ad un nuovo equilibrio e alla creazione di nuovi obiettivi, passando attraverso il superamento di sospesi e la ricerca di ciò che è veramente importante e possibile a livello personale.
Questo processo spesso difficile e doloroso può essere di grande importanza perché permette una nuova consapevolezza e un rinnovamento della vitalità, il ritorno a nuovi stimoli e al bisogno di cambiamento.
In questo senso la crisi di mezza età è una fase di “transizione”.
Questa fase, se adeguatamente affrontata e gestita, può portare a una profonda ridefinizione e crescita personale, può condurre ad una vita più appagante e più ricca.
L’abbandono delle vecchie identità spesso porta alla creazione di nuove parti e all’emergere di nuovi desideri e nuove espressioni di Sé.
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