
L’unicita’ della psicoterapia
Ad oggi gli sviluppi delle scienze psicoterapeutiche confluiscono e si concentrano sempre di più sull’importanza della personalizzazione degli interventi.
L’approccio psicoterapeutico richiede una visione del trattamento che sia individualizzata.
Richiede cioè flessibilità e personalizzazione. E’ fondamentale tenere ben presente che ciò che funziona per una persona potrebbe non funzionare per un’altra.
Tutti i modelli di psicoterapia, da quello cognitivo-comportamentale (che si concentra sugli schemi di pensiero e sui comportamenti negativi) ai modelli psicodinamici (che esplorano anche gli stati inconsci o rimossi che possono influenzare i sentimenti, i pensieri e i comportamenti) e tutti gli approcci corporei (che nel processo di trasformazione coinvolgono ed utilizzano le funzioni corporee, muscolari e respiratorie), qualunque approccio, per essere veramente utile, deve tener conto delle variabili personali e della complessa unicità di ogni persona.
La storia di ogni persona è anche essa unica. Anche chi è nato e vissuto nella stessa famiglia di origine non ha mai la stessa storia dei fratelli e delle sorelle. Vivere lo stesso ambiente non vuol dire avere la stessa storia. Questa infatti si è creata da una complessità di variabili, a partire dai singoli bisogni, dalla risposta dell’ambiente a questi bisogni, dalla storia dell’attaccamento alle esperienze favorevoli o sfavorevoli del corso successivo della vita.
Vediamo come le due più importanti correnti di studio e di psicoterapia si sono sviluppate nella direzione della personalizzazione degli interventi.
Ogni approccio psicoterapeutico, come ogni disciplina scientifica, si è sviluppato e trasformato nel corso dei decenni. Questa trasformazione è stata nella direzione della complessità del funzionamento umano che ha portato gli approcci ad una maggiore flessibilità e specificità sia negli aspetti teorici che operativi.
La psicoterapia Comportamentale ha avuto origine dal modello teorico secondo il quale tutto il comportamento umano è frutto dell’apprendimento, delle esperienze di apprendimento. Si basa sul presupposto che i comportamenti vengano appresi dall’ambiente.
La terapia Comportamentale è orientata all’azione, si concentra sul comportamento come problema e lo affronta insegnando nuovi comportamenti.
Partendo dalla teoria che le abitudini disadattive si sviluppano a partire da apprendimenti passati, il lavoro della psicoterapia consiste in un “nuovo apprendimento” che può contribuire a correggerle.
Strada facendo questo schema ha dovuto tener conto di una maggiore complessità. Anzitutto ha annesso nel modello un’area del funzionamento che in origine non era tenuta in considerazione.
Da terapia Comportamentale è diventata terapia Cognitivo-Comportamentale.
Incorpora la dimensione cognitiva perché presta attenzione ai pensieri (e non solo ai comportamenti) che entrano in gioco nei disturbi psicologici. Inoltre, sempre per tener conto della complessità e delle situazioni più specifiche, le terapie Comportamentali si sono sviluppate in numerosi tipi, si sono sviluppati approcci ben distinti, ognuno con applicazioni specifiche.
Alcuni esempi di applicazioni specifiche riguardano il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo alimentare, il rimuginio.
Un’altra evoluzione della psicoterapia comportamentale, l’ultima in ordine cronologico, riguarda l’inclusione degli aspetti esperienziali.
Non sono più solo i comportamenti e i pensieri al centro dell’interesse di questo modello. Si deve riconoscere l’importanza dell’emozione e dell’esperienza, e si riconosce anche l’importanza dell’apertura all’esperienza, alla base dei processi di cambiamento.
L’altra grande branca della psicoterapia è quella che va sotto il nome di Psicodinamica. La psicoterapia Psicodinamica è il pilastro della psicoterapia moderna. Non c’è infatti modello che possa non tener conto delle scoperte e degli aspetti affettivi ed emotivi del funzionamento umano.
Nel campo della psicoterapia Psicodinamica si è verificata una grande evoluzione teorica per quanto riguarda la comprensione della mente, della psicopatologia e del trattamento. Le radici della terapia psicodinamica risalgono alla fine del XIX secolo, grazie a Sigmund Freud che segnò l’inizio del pensiero e del metodo psicoanalitico.
In oltre un secolo di sviluppi e divergenze, la psicoterapia psicodinamica si è arricchita di teorie e di approcci, ognuno dei quali offre spunti unici sulla psiche umana. Studiosi come Melanie Klein, Donald Winnicott e John Bowlby si sono concentrati sulle prime relazioni nella formazione della personalità.
Inoltre la Psicodinamica si è interessata e ampliata verso le manifestazioni corporee, approfondendo e includendo i corrispettivi fisiologici nei processi mentali.
E ancora più recentemente la psicodinamica recepisce le scoperte neuroscientifiche che migliorano la comprensione della connessione mente-cervello.
La prospettiva psicodinamica contemporanea tiene conto di alcuni concetti chiave che riportano tutti ad una complessità psichica straordinaria e che rendono ogni essere umano unico e irripetibile.
Nella psicoterapia Psicodinamica il terapeuta deve conoscere bene questi concetti chiave:
- La nostra mente ha una componente inconscia che esercita la sua influenza sulle nostre scelte e sul nostro comportamento, anche quando non ne siamo consapevoli;
- Le prime relazioni, soprattutto con le figure di riferimento principali, influenzano il modo in cui ci relazioniamo con gli altri per tutta la vita;
- Ognuno di noi ha un sistema immunitario psichico che va sotto il nome di “meccanismi di difesa”. Questi straordinari meccanismi (rimozione, negazione, proiezione e tanti altri) vengono attivati inconsciamente e ci proteggono dalle emozioni travolgenti o dolorose ma possono anche tenerci bloccati;
- La relazione terapeutica stessa è uno spazio in cui i processi interni, gli schemi, possono essere scoperti, osservati, esplorati e risolti.
Il Professor Peter Fonagy (University College di Londra) osserva: “Non si tratta di prolungare la sofferenza ma di arrivare alla radice del problema anziché limitarsi a gestirne la superficie”.
Alla luce di questi sviluppi possiamo sintetizzare come segue:
- Per i migliori risultati ed efficacia la psicoterapia deve essere tagliata su misura per ciascuna persona e tenere conto dell’unicità che c’è sempre in ognuno di noi. Gli strumenti delle scienze psicoterapeutiche devono essere adattati, su misura, alla persona e non viceversa.
- Non esistono due storie di origine e di attaccamento identiche.
- Non esistono due sistemi neurologici che si regolano in modo identico.
- Non esistono due persone che rispondono in modo identico allo stesso intervento terapeutico; ciò che per una persona può risultare stimolante e positivo per un’altra può essere negativo, scoraggiante o inefficace.
- La personalizzazione dell’intervento riguarda certamente la scelta del modello o approccio più utile ma questo richiede conoscenza e flessibilità del terapeuta, deve poter cambiare a seconda del momento specifico che la persona sta vivendo. E’ una scelta che deve rispettare la fluidità e la sintonia con la persona.
- La questione non è tanto COSA, quale strumento psicoterapeutico si usa , ma QUANDO e PERCHE’ viene utilizzato.
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Ansia e attacchi di panico: strategie quotidiane per gestirli
QUALE ANSIA?
L’Ansia è il primo disturbo, il più frequente tra i sintomi che ci affliggono nel nostro quotidiano.
C’è ansia ed ansia!
L’ansia normale, diciamo “buona” è un’emozione “utile” che ci permette l’adattamento.
Ci permette di elaborare soluzioni, ci consente di trovare strategie per affrontare situazioni nuove o importanti a livello personale. Pensiamo all’ansia che ci porta a prepararci bene ad un incontro, ad una prova di esame o ad una sfida lavorativa nuova.
E’ l’ansia che stimola, che aiuta a risolvere i problemi.
Tutt’altra cosa è l’ansia che non è più utile ad affrontare la realtà perché, al contrario, diventa un impedimento. Questa ansia “negativa” diventa un malfunzionamento, una interferenza che limita e condiziona la vita quotidiana.
L’ansia normale o “buona” diventa patologica quando è eccessiva e prolungata o inappropriata rispetto a ciò che l’ha generata.
Cosa succede a livello neurologico?
Quando siamo colpiti dall’ansia, a livello neurologico si sono attivati i centri che gestiscono la paura, che riconoscono situazioni pericolose e che predispongono l’organismo ad affrontarle nel modo più adeguato.
Tra le strutture neurali più importanti abbiamo l’Amigdala che ha un ruolo cruciale perché è il centro di allarme che elabora anche le risposte. Se l’amigdala è troppo sensibile reagisce in modo eccessivo, percepisce pericolo anche in assenza di pericolo reale.
E’ ciò che si sperimenta nei disturbi d’ansia acuta o negli attacchi di panico.
L’Amigdala è anche in contatto con l’Ippocampo (centro cerebrale della memoria) e con la Corteccia Cerebrale Prefrontale. Quest’ultima ha una funzione molto importante nell’elaborazione del pericolo reale e nella disattivazione dell’allarme rilevato dall’amigdala.
Quando avvertiamo uno stimolo sconosciuto le nostre capacità cognitive si attivano automaticamente alla ricerca di una causalità che ripristina lo stato di sicurezza.
Se ad esempio sentiamo la chiave girare nella nostra porta di casa possiamo subito spiegarlo ed associarlo al rientro di un famigliare. Se invece viviamo da soli e nessuno usa la nostra chiave quello stesso stimolo diventa un segnale di pericolo.
Quindi il riconoscimento dello stimolo fa cessare lo stato di allarme. E’ un processo importante ed evoluto di “autoregolazione”.
In questo processo di autoregolazione è necessario che l’amigdala funzioni in modo equilibrato ed è anche importante che i collegamenti tra essa e la corteccia prefrontale siano buoni e privi di interferenze.
Come rispondere se siamo assaliti dall’ansia?
Come gestire la situazione, cosa possiamo fare se siamo colti dai sintomi acuti dell’ansia?
Quando l’ansia è intensa ed eccessiva può causare sintomi fisici come l’aumento della frequenza cardiaca e la sudorazione. In alcune persone potrebbe esprimersi con un Attacco di Panico e presentarsi con:
- palpitazioni
- sudorazione
- tremito
- nausea
- senso di soffocamento
- mancanza di respiro
- vertigini
- formicolio alle dita
- ronzio nelle orecchie
- senso di disorientamento
Vediamo prima ciò che non è utile fare perché aumenta l’ansia o peggiora la situazione creando circoli viziosi negativi e sempre più difficili da risolvere.
NON è utile:
- Soffermare l’attenzione su come ci si sente, sulle sensazioni fisiche. Focalizzare ad es. il battito cardiaco o la sudorazione o qualunque alterazione fisica, produce un intensificarsi della tensione. Preoccupandosi di come ci si sente si alimenta l’ansia, si amplificano i sintomi e il malessere. Si entra in un circolo vizioso che fa sentire in trappola. La trappola sta proprio nel fatto di autoalimentare lo stato di sofferenza.
- cercare sollievo nell’uso di alcool, sigarette o droghe
- cercare la scomparsa istantanea e totale del malessere. Questa aspettativa mantiene attivo, conferma e rinforza lo stato di allarme e di pericolo
- evitare sempre e totalmente le situazioni che creano ansia. L’evitamento completo, con il passare del tempo, rende più insicuri e ansiosi
E’ utile:
- Rassicurarsi attraverso pensieri che riportano alla realtà e all’equilibrio
- Praticare esercizi di respirazione, lenta e addominale. La respirazione profonda ha un effetto calmante
- Affrontare gradualmente. Andare verso le situazioni che mettono ansia scegliendo quelle più sostenibili. E’ bene evitare le situazioni più difficoltose e praticare quelle che sono più facili da gestire. Procedere poi gradualmente: man mano che ci si sente più sicuri si possono affrontare altre situazioni che ormai non sono più estremamente temute ma accessibili.
- Il Movimento fisico. Corpo e Mente sono interconnessi. Il movimento è molto utile per alleviare l’ansia. Anche la semplice camminata o semplici esercizi di stretching possono essere di recupero dell’equilibrio. Il movimento fisico stimola la produzione di endorfine, serotonina e dopamina. Costituisce in tal modo un potente modulatore del sistema endocrino capace di riequilibrare gli ormoni. E’ una pratica che ha l’effetto rapido di risentirsi centrati e più sicuri.
La Psicoterapia: Il luogo della cura
Queste indicazioni possono essere molto utili per la gestione delle situazioni di ansia ma non rappresentano la soluzione del problema.
Risultati più importanti e duraturi richiedono un percorso di psicoterapia.
Il luogo della cura dei disturbi di ansia è quello della Psicoterapia. In questo contesto è possibile individuare il funzionamento più specifico e personale del processo ansioso.
E’ possibile incidere sui fattori generatori dell’ansia ed è possibile attivare (o riattivare) i processi interni di Autoregolazione.
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