
Ansia e attacchi di panico: strategie quotidiane per gestirli
QUALE ANSIA?
L’Ansia è il primo disturbo, il più frequente tra i sintomi che ci affliggono nel nostro quotidiano.
C’è ansia ed ansia!
L’ansia normale, diciamo “buona” è un’emozione “utile” che ci permette l’adattamento.
Ci permette di elaborare soluzioni, ci consente di trovare strategie per affrontare situazioni nuove o importanti a livello personale. Pensiamo all’ansia che ci porta a prepararci bene ad un incontro, ad una prova di esame o ad una sfida lavorativa nuova.
E’ l’ansia che stimola, che aiuta a risolvere i problemi.
Tutt’altra cosa è l’ansia che non è più utile ad affrontare la realtà perché, al contrario, diventa un impedimento. Questa ansia “negativa” diventa un malfunzionamento, una interferenza che limita e condiziona la vita quotidiana.
L’ansia normale o “buona” diventa patologica quando è eccessiva e prolungata o inappropriata rispetto a ciò che l’ha generata.
Cosa succede a livello neurologico?
Quando siamo colpiti dall’ansia, a livello neurologico si sono attivati i centri che gestiscono la paura, che riconoscono situazioni pericolose e che predispongono l’organismo ad affrontarle nel modo più adeguato.
Tra le strutture neurali più importanti abbiamo l’Amigdala che ha un ruolo cruciale perché è il centro di allarme che elabora anche le risposte. Se l’amigdala è troppo sensibile reagisce in modo eccessivo, percepisce pericolo anche in assenza di pericolo reale.
E’ ciò che si sperimenta nei disturbi d’ansia acuta o negli attacchi di panico.
L’Amigdala è anche in contatto con l’Ippocampo (centro cerebrale della memoria) e con la Corteccia Cerebrale Prefrontale. Quest’ultima ha una funzione molto importante nell’elaborazione del pericolo reale e nella disattivazione dell’allarme rilevato dall’amigdala.
Quando avvertiamo uno stimolo sconosciuto le nostre capacità cognitive si attivano automaticamente alla ricerca di una causalità che ripristina lo stato di sicurezza.
Se ad esempio sentiamo la chiave girare nella nostra porta di casa possiamo subito spiegarlo ed associarlo al rientro di un famigliare. Se invece viviamo da soli e nessuno usa la nostra chiave quello stesso stimolo diventa un segnale di pericolo.
Quindi il riconoscimento dello stimolo fa cessare lo stato di allarme. E’ un processo importante ed evoluto di “autoregolazione”.
In questo processo di autoregolazione è necessario che l’amigdala funzioni in modo equilibrato ed è anche importante che i collegamenti tra essa e la corteccia prefrontale siano buoni e privi di interferenze.
Come rispondere se siamo assaliti dall’ansia?
Come gestire la situazione, cosa possiamo fare se siamo colti dai sintomi acuti dell’ansia?
Quando l’ansia è intensa ed eccessiva può causare sintomi fisici come l’aumento della frequenza cardiaca e la sudorazione. In alcune persone potrebbe esprimersi con un Attacco di Panico e presentarsi con:
- palpitazioni
- sudorazione
- tremito
- nausea
- senso di soffocamento
- mancanza di respiro
- vertigini
- formicolio alle dita
- ronzio nelle orecchie
- senso di disorientamento
Vediamo prima ciò che non è utile fare perché aumenta l’ansia o peggiora la situazione creando circoli viziosi negativi e sempre più difficili da risolvere.
NON è utile:
- Soffermare l’attenzione su come ci si sente, sulle sensazioni fisiche. Focalizzare ad es. il battito cardiaco o la sudorazione o qualunque alterazione fisica, produce un intensificarsi della tensione. Preoccupandosi di come ci si sente si alimenta l’ansia, si amplificano i sintomi e il malessere. Si entra in un circolo vizioso che fa sentire in trappola. La trappola sta proprio nel fatto di autoalimentare lo stato di sofferenza.
- cercare sollievo nell’uso di alcool, sigarette o droghe
- cercare la scomparsa istantanea e totale del malessere. Questa aspettativa mantiene attivo, conferma e rinforza lo stato di allarme e di pericolo
- evitare sempre e totalmente le situazioni che creano ansia. L’evitamento completo, con il passare del tempo, rende più insicuri e ansiosi
E’ utile:
- Rassicurarsi attraverso pensieri che riportano alla realtà e all’equilibrio
- Praticare esercizi di respirazione, lenta e addominale. La respirazione profonda ha un effetto calmante
- Affrontare gradualmente. Andare verso le situazioni che mettono ansia scegliendo quelle più sostenibili. E’ bene evitare le situazioni più difficoltose e praticare quelle che sono più facili da gestire. Procedere poi gradualmente: man mano che ci si sente più sicuri si possono affrontare altre situazioni che ormai non sono più estremamente temute ma accessibili.
- Il Movimento fisico. Corpo e Mente sono interconnessi. Il movimento è molto utile per alleviare l’ansia. Anche la semplice camminata o semplici esercizi di stretching possono essere di recupero dell’equilibrio. Il movimento fisico stimola la produzione di endorfine, serotonina e dopamina. Costituisce in tal modo un potente modulatore del sistema endocrino capace di riequilibrare gli ormoni. E’ una pratica che ha l’effetto rapido di risentirsi centrati e più sicuri.
La Psicoterapia: Il luogo della cura
Queste indicazioni possono essere molto utili per la gestione delle situazioni di ansia ma non rappresentano la soluzione del problema.
Risultati più importanti e duraturi richiedono un percorso di psicoterapia.
Il luogo della cura dei disturbi di ansia è quello della Psicoterapia. In questo contesto è possibile individuare il funzionamento più specifico e personale del processo ansioso.
E’ possibile incidere sui fattori generatori dell’ansia ed è possibile attivare (o riattivare) i processi interni di Autoregolazione.
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