
Essere in relazione ci rende più felici
Le interazioni sociali quotidiane, gli scambi personali che vanno dal rivedere un vecchio amico alle due chiacchere spontanee con persone sconosciute, alla fermata dell’autobus, in treno o in una sala di attesa, tutte queste interazioni sono molto favorevoli al benessere psicologico.
I momenti di connessione con gli altri possono sembrare insignificanti ma contano molto più di quanto possiamo immaginare.
La ricerca scientifica dimostra che influiscono sul nostro umore, contribuiscono ad arricchire la nostra vita ed hanno un forte potere di autoregolazione interna.
Eppure spesso tendiamo alla chiusura, all’evitamento, magari ci sentiamo a disagio a rivolgerci verso gli altri o pensiamo che gli altri non siano interessati e che possiamo essere di fastidio.
Siamo quotidianamente allenati al controllo, a capire come affrontare al meglio le situazioni; siamo allenati a sviluppare competenze per risolvere problemi e a misurarci con le nostre prestazioni e con l’efficacia delle nostre azioni.
Ci siamo così irrigiditi a favore delle competenze cognitive e di controllo, perdendo senza accorgercene la naturale predisposizione al contatto umano.
Tutti noi esseri umani abbiamo bisogno di connessione.

L’apertura, la gentilezza, il calore umano sono attitudini che ci appartengono perché permettono la connessione.
E la connessione, come dice Stephen Porges, è un imperativo biologico dell’essere umano; il nostro sistema nervoso è predisposto per la connessione, desidera la connessione con altri sistemi: La teoria polivagale.
Tutti noi esseri umani siamo bisognosi di calore umano perché questa dimensione è la base dell’autoregolazione interna, delle emozioni e delle frustrazioni, sin dall’inizio della nostra vita.
Ed è per questa necessità biologica, inconscia, che siamo capaci di reciprocità.
La connessione è reciprocità. La reciprocità ci permette di accogliere l’apertura degli altri e ci dà la fiducia che gli altri accolgano la nostra.
Abbiamo tutti fatto esperienza di come un sorriso, un gesto di cortesia, produca in noi altrettanto, un’apertura, se siamo contattati in modo positivo e amichevole.
Di fondo la nostra direzione è quella della reciprocità.
I filtri interni e l’isolamento. I nostri filtri interni però ci fanno sottovalutare la buona riuscita delle interazioni. E’ in questa zona di dubbio, di freno, che si favorisce e si sviluppa l’isolamento.
“Le persone sottovalutano la reazione positiva degli altri agli atti di gentilezza, sottovalutano la risposta positiva quando ci si apre e si è onesti in una relazione, quando si esprime gratitudine…assistiamo ripetutamente a questo pessimismo ingiustificato” (Nicholas Epley).
La tecnologia influisce molto nel processo di isolamento.
Come? Attraverso un meccanismo subdolo che è la “connessione sostitutiva”.
La digitalizzazione fa parte della nostra vita; smartphone, web, social media, ai quali si aggiunge l’Intelligenza Artificiale. Questi strumenti, insieme alla loro utilità portano anche insidie e limitazioni.
Tra queste ultime, ad esempio, interferiscono negativamente con i processi di contatto e interazioni umane perché offrono una connessione sostitutiva.
La possibilità di raggiungere chiunque, in qualunque posto, non è la stessa cosa della connessione reale che coinvolge a livello corporeo e personale. Non solo non è la stessa cosa ma agendo in modo sostitutivo, fa da filtro e allontana dalle relazioni reali.
I collegamenti virtuali se non gestiti bene producono isolamento sociale e solitudine.
Possiamo facilmente osservare l’uso automatico del cellulare ovunque, in casa, fuori casa in qualunque contesto, camminando e persino durante gli attraversamenti pedonali. Possiamo osservare come il collegamento virtuale isoli dal contesto: chi è impegnato a scrivere o leggere un messaggio non può prestare attenzione a “chi” e a “cosa” è realmente presente, a cosa accade nelle immediate vicinanze.
L’illusione di essere in connessione con gli altri
Poiché le persone si affidano sempre più alle interazioni virtuali che alle interazioni reali, funzionalità come i flussi di informazione basati su algoritmi e sistemi di incentivazione (come like e condivisioni) possono creare circoli viziosi che aumentano il senso di connessione, mentre in realtà creano e rinforzano il distacco emotivo.
Le ripercussioni sul benessere psicologico sono pertanto le conseguenze, gli effetti della sostituzione dei processi relazionali del mondo reale.
Gli studi dicono che le persone segnalano maggiore solitudine e ansia sociale, nonostante le apparenze, quanto più tempo trascorrono sui social media. Se da una parte i social possono fornire benefici sociali immediati, dall’altra non possono soddisfare i bisogni più profondi di connessione e intimità reali, favorendo così la dipendenza e l’isolamento.
Cosa dobbiamo ricordarci quotidianamente?
Per favorire il nostro benessere psicologico e fisico è molto utile rimanere costantemente consapevoli di alcuni punti che gli studi hanno ampiamente verificato:
- la connessione tra esseri umani porta benessere, senso di coinvolgimento e di appartenenza;
- la gentilezza e l’apertura sociale danno apporto benefico anche al nostro corpo, favorendo la regolazione dei livelli di cortisolo e della pressione sanguigna;
- anche semplici gesti di generosità, piccole espressioni di gentilezza (come sorridere o tenere la porta aperta a qualcuno) innescano positive reazioni a catena nel nostro cervello e nel nostro funzionamento biologico;
- Internet può distogliere dalle interazioni interpersonali per indirizzarle verso attività online, portando a trascurare le comunicazioni e le connessioni della vita reale;
- Le persone impoveriscono i collegamenti sociali e personali quando sono dipendenti da internet. Più tempo si dedica ai collegamenti virtuali e più si riduce il bisogno di relazione e connessione nella vita reale;
- Oltre ad ostacolare le interazioni interpersonali, internet riduce le abilità sociali delle persone.
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