
La crisi esistenziale
La crisi esistenziale è il disagio che gli esseri umani possono vivere rispetto al significato e alle scelte della propria vita. Non avere quel collegamento interiore che dà significato alla propria vita produce malessere e ansia. Può anche essere accompagnata da confusione rispetto al proprio senso di identità.
Crisi esistenziale è però una definizione generica che può ricondurre a diverse situazioni e tipologie di problemi. Pertanto è utile anzitutto capire che tipo di crisi si sta vivendo per poi affrontarla e gestirla.
Gli stati di malessere esistenziale possono comparire nelle situazioni psicopatologiche ed esserne parte integrante. Possono anche avere radici profonde di traumi mai riparati che limitano il senso di sé, di libertà di scelta e di progettualità.
La Crisi Esistenziale utile è quella che ci indica la strada per esprimere al meglio noi stessi.
Quando la crisi esistenziale è evolutiva
Mi focalizzo qui sull’esperienza della crisi esistenziale che possiamo chiamare “necessaria”, che appartiene al buon funzionamento dell’essere umano. La crisi esistenziale in questo caso ha la funzione di condurre ad una condizione mentale ed interiore nuova, rappresenta pertanto una fase delicata e importante di transizione personale. Il disagio di queste crisi necessarie è generato dalla necessità di un cambiamento interno volto a promuovere una vita più autentica e significativa.
E’ un processo che permette alla nostra vera natura (Sé) di venire alla luce e di esprimersi. Possiamo pertanto considerarle positive perché tendenti al benessere e all’evoluzione personale.
Le crisi esistenziali possono essere scatenate anche da eventi imprevisti che cambiano l’equilibrio personale e che permettono nel frattempo di collegarsi a parti di sé più profonde.
In questo senso possiamo considerare la crisi esistenziale un passaggio necessario alla rinascita personale. Già ampiamente trattato dai filosofi è, in tempi più recenti e attuali, argomento di analisi e di indagine delle varie discipline scientifiche.
Integrare l’inconscio nella nostra identità
C.G. Jung riteneva che nella nostra seconda metà di vita, indicativamente dopo i trent’anni, l’attività psichica fosse più orientata ad integrare l’inconscio nella nostra identità, processo che permette il progredire verso una maggiore completezza. Durante questa seconda fase è più probabile porsi domande che possono causare dolore e innescare una crisi esistenziale.
Anche le scelte fatte in passato, l’aver investito in obiettivi materiali e personali precisi, ad un certo punto della vita richiede una verifica e una valutazione personale di significato e di senso attuale.
Anche James Hillman, psicoanalista statunitense (1926-2011), sostiene che ogni persona ha già in sé un potenziale per realizzare possibilità uniche e questo potenziale ha necessità di esprimersi, di venire alla luce nell’arco dell’intera vita. Sintonizzarsi con la propria unicità permette di vivere un’esistenza più significativa.
Federico Faggin, fisico statunitense, propone una Teoria della Coscienza come fenomeno quantistico e unico per ogni individuo. Egli afferma: “ho capito che la felicità viene dall’essere allineati con la nostra vera natura” (F. Faggin – Oltre l’Invisibile – 2024).
La coscienza del potere che abbiamo e la coscienza della morte
La parte della psicologia che più si è occupata di come le persone affrontano l’esperienza dell’esistenza sostiene che alla base delle crisi esistenziali e delle ansie ad esse collegate, ci siano dei contenuti specifici. Le preoccupazioni esistenziali che gli esseri umani si trovano ad affrontare sono: la morte, la libertà, l’isolamento, l’identità e il senso.
E questi contenuti, a livello conscio e a livello inconscio, hanno un impatto significativo sul benessere (Greenberg e al., 2004; Yalom, 1980).
Il senso di identità e di benessere è un fenomeno complesso che nasce dalla consapevolezza delle proprie libertà e del fatto che la vita stessa un giorno finirà.
La libertà genera piacere ma è anche strettamente collegata alla responsabilità delle scelte e delle conseguenze. La consapevolezza del potere personale è fondamentale per noi esseri umani. Affrontare le sfide, apprendere dall’esperienza, sviluppare conoscenza e competenza: tutte queste esperienze sono alla base della motivazione e della fiducia in noi stessi.
Ma essere artefici della nostra vita, sentircene autori e responsabili, non ci preserva da un limite assoluto e invalicabile che è la morte.
Sappiamo che un giorno moriremo e questa è la fonte di angoscia più profonda dell’essere umano.
In conclusione: meglio avere qualche crisi esistenziale nel corso della nostra vita. Vivere è un processo di continua rinascita.
“Per molti di noi, la tragedia sta nel fatto che moriamo prima di esser nati del tutto.” (Erich Fromm)
Non si tratta pertanto di evitare di incontrare la crisi esistenziale, si tratta invece di come accogliamo e gestiamo questi passaggi importanti. Spesso si rivolgono a me persone che stanno vivendo un momento di crisi.
Farsi accompagnare da uno psicoterapeuta è una scelta molto buona perché la psicoterapia è il contesto che, più di ogni altro, permette l’individuazione e la nascita delle proprie parti potenziali e delle proprie risorse.
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